Dopo il morbo di Parkinson, anche l'Alzheimer potrebbe giovarsi dello studio delle cellule staminali e della loro applicazione.
È quanto ritiene il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini, che sulle staminali lavora da tempo: “molto prima – ammette, con amabile spirito – che diventassero famose, come sono oggi”.
E anche se si tratta di una ricerca lunga, i risultati fin qui ottenuti evidenziano che siamo sulla strada giusta.
“Sì, i primi risultati positivi sono stati nella cura del Parkinson, ma a questo punto esistono buone speranze anche per l'Alzheimer'', conferma la senatrice che ad aprile ha festeggiato il suo secolo di vita.
Una speranza riposta sia nelle staminali, sia nell'azione del fattore Ngf (il fattore di crescita nervoso, da lei scoperto agli inizi degli Anni '50: fattore che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche).
Somministrando questo Ngf, infatti, si possono potenziare le cellule staminali, mentre abbiamo visto che somministrando l'anti Ngf negli animali cavia, si riproduce l'Alzheimer''.
“Sì, i primi risultati positivi sono stati nella cura del Parkinson, ma a questo punto esistono buone speranze anche per l'Alzheimer'', conferma la senatrice che ad aprile ha festeggiato il suo secolo di vita.
Una speranza riposta sia nelle staminali, sia nell'azione del fattore Ngf (il fattore di crescita nervoso, da lei scoperto agli inizi degli Anni '50: fattore che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche).
Somministrando questo Ngf, infatti, si possono potenziare le cellule staminali, mentre abbiamo visto che somministrando l'anti Ngf negli animali cavia, si riproduce l'Alzheimer''.


