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Tumori. Caccia alle staminali maligne

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Hanno quantità davvero minime.
Sono infatti presenti da 2 a 4 per ogni 30/50mila.
E sono sfuggenti, difficili da “beccare”.
Eppure le ultime ricerche le hanno identificate.

Sono le staminali responsabili dei tumori epatici.
Sulla rivista scientifica Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) l'argomento è stato affrontato dai genetisti americani della Georgetown University (Washington), rivelando che lo stat3, farmaco sperimentale diretto contro una proteina specifica delle staminali, può bloccare completamente la crescita di quel tipo di tumori.

Cellule nascoste, staminali cattive. Una consapevolezza che in passato era stata avversata da alcuni studiosi, dubbiosi sull'esistenza di questa qualità negativa di alcune cellule.
Giuseppe Testa è responsabile del laboratorio di epigenetica delle cellule staminali all’Istituto di oncologia molecolare della Fondazione italiana per la ricerca sul cancro di Milano (IFOM).
Qualche tempo, in una dichiarazione al Corriere della Sera, semplificò bene il concetto in questo modo: «L’idea di fondo è che ogni tumore contenga in sé quantità molto piccole di cellule staminali mutate.
Sono queste a guidare tutto il processo di proliferazione, che altrimenti non potrebbe avere luogo.

A conferma di ciò, ci sono alcune incongruenze nell’andamento di certe neoplasie, le quali, per esempio, non crescono quando dovrebbero o viceversa.
In vari tumori, poi, sono state identificate cellule che hanno assai poco a che vedere con le tradizionali cellule neoplastiche e hanno molto in comune, invece, con le staminali presenti in diversi distretti corporei, con differenze genetiche che le rendono fondamentali per lo sviluppo della malattia».

Anche per quel che riguarda il melanoma, esiste un problema di staminali “negative”.
E, anche in questo caso, la cura deve provvedere a eliminarle.
Due conferme vengono da altrettanti lavori scientifici pubblicati sull'argomento.
Una, dell'autorevole rivista Nature, che di recente ha ospitato lo studio di ricercatori americani dell'Università di Harvard. Il secondo, pubblicato sul Journal of Cellular Physiology, a cura di un gruppo di studiosi internazionali, fra i quali due équipe italiane: dall’Istituto Regina Elena di Roma (guidato da Pier Giorgio Natali) e dal Centro di immunoterapia oncologia del Policlinico Le Scotte di Siena (diretto da Michele Maio).
Il resoconto documentato delle ricerche in corso mostra che la cura immunologica della malattia va mirata contro gli antigeni specifici sulla superficie di cellule staminali di melanoma.
Gli studi procedono in tutto il mondo nella medesima direzione.
Anche in Italia.
Nel nostro Paese, tra le varie istituzioni scientifiche impegnate nella ricerca, è anche l’Istituto Superiore di Sanità di Roma, diretto da Ruggero De Maria.
Qui un laboratorio e una biobanca (che raccoglie cellule da pazienti ricoverati in vari ospedali nazionali) conservano e studiano campioni di staminali “malate”, cellule colpevoli di melanomi e tumori al polmone, al colon, all’ovaio, alla mammella, al cervello, nel sangue.
Dunque la parola d'ordine sembra essere: identificare le staminali responsabili dei tumori e sterminarle con terapie mirate.
Secondo gli esperti, infatti, l’eliminazione di tutte le staminali è indispensabile alla sconfitta del cancro.
Un'esigenza prioritaria.
Nella stessa intervista al quotidiano milanese, il dottor Testa concludeva così: «Se rimangono anche solo pochissime cellule con queste caratteristiche, la probabilità che la malattia si ripresenti nonostante le cure è molto alta.
Ora stiamo cercando di capire come fare a identificare sempre meglio queste cellule e a renderle bersaglio di terapie mirate».
Infine, un vaccino usato contro le staminali del tumore della prostata (che, nei ratti usati per cavia, ne avrebbe arrestato la proliferazione e il male), è forse l'ulteriore conferma (notizia segnalata dalla rivista Cancer Research) del ruolo cruciale di queste cellule, responsabili dell'insorgenza delle neoplasie.

Last Updated ( Tuesday, 29 December 2009 14:19 )  
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