Rene "riparato" da cellule staminali cordonali. Addio dialisi per i pazienti affetti da insufficienza renale acuta?
Per ora solamente nei topi, ma con una studio (2006) frutto della collaborazione tra la “ Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico, Mangiagalli e Regina Elena” di Milano e l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Bergamo e sponsorizzato dalla Comunità Europea si hanno grandi speranze.
L’ insufficienza renale acuta è una patologia per cui non esiste cura e le cui conseguenze possono essere nefaste: su 100 colpiti, la metà non sopravvive, 40 guariscono e 10 finiscono in dialisi e in lista per un trapianto.
È compromessa seriamente la funzionalità dei tubuli, responsabili delle più importanti funzioni del rene: capacità di regolare la quantità di liquidi e sali dell’organismo e di svolgere il compito di depurare l’organismo dalle scorie. Spesso la malattia è causata da gravi traumi, interventi chirurgici complessi, infezioni, uso di farmaci tossici per il rene.
Le cellule staminali sono state isolate nei laboratori di Bergamo da sangue placentare, una risorsa molto promettente nel campo della ricerca, disponibile grazie alla donazione eterologa che si può effettuare al momento del parto.
“Le cellule staminali mesenchimali umane sono state iniettate in topi in cui era stata provocata una forma di insufficienza renale acuta. Le cellule staminali si sono localizzate nel rene danneggiato e hanno favorito una rapida rigenerazione del tessuto renale e un significativo miglioramento della funzione dell'organo”, dice Marina Morigi, del Dipartimento di Medicina Molecolare del Mario Negri, che ha condotto gli studi in vivo.
Se l’esperimento dovesse funzionare sull’uomo, vi sarebbero guarigioni e nessun bisogno di dialisi né di trapianto (l’unica terapia al momento praticabile). Al momento sono circa 9 mila i pazienti italiani in lista per un rene nuovo e 42 mila i dializzati.
Queste cellule si trovano nel midollo osseo di ogni individuo e nel sangue del cordone ombelicale. Sono «progenitrici» di osso, cartilagine e grasso. Ma anche «multipotenti», in grado cioè di differenziarsi, se serve, in cellule di muscoli, cuore, fegato, cellule nervose, reni.
Infine, se trapiantate non causano rigetto anche se provenienti da un altro individuo.










